Il passaggio generazionale nelle aziende italiane. Problemi e difficoltà dell’85% delle aziende: “Il family business” - Coesio & Partners
Passaggio genarazionale
Il passaggio generazionale nelle aziende italiane. Problemi e difficoltà per circa l’85% delle aziende sul territorio.

In un articolo precedente si è già trattato il tema del passaggio generazionale, questo perché è stimato che il passaggio generazionale interesserà circa 2 milioni di imprese italiane nei prossimi 10 anni.

Le imprese familiari si trovano a dover affrontare, prima o poi, la questione di chi mettere al timone e di come trovare il proprio leader futuro, sebbene l’esigenza di pianificare la successione non sia percepita come una tra le principali urgenze nei prossimi 12 mesi, risulta invece tra le priorità delle imprese italiane nel medio-lungo periodo (tra 10-20 anni), e viene percepita da circa tre quarti degli imprenditori come un naturale punto di cambiamento radicale. L’Italia è certamente tra i paesi in cui il legame tra impresa e famiglia è più intenso, dato che circa l’85% delle imprese italiane può essere ritenuto family business.

Pianificare la successione per tempo, aiutando il successore a comprendere in profondità l’attività aziendale, riduce i rischi di insuccesso. Per le aziende familiari rimanere competitive significa trasformare la loro visione del futuro in un piano d’azione concreto da mettere in pratica con energia ed impegno, andando oltre il mero trasferimento di quote e cariche ed essere capaci di condividere competenze e valori; opportunamente gestita, la successione in azienda può rappresentare anche un’importante occasione di rilancio per l’impresa, verso una strategia più moderna e innovativa.

Può succedere però che, inevitabilmente, venga ad instaurarsi un rapporto conflittuale tra i vari membri del gruppo famiglia, siano essi coetanei o di seconda generazione, diventando una delle principali cause di instabilità o addirittura di “fallimento” delle imprese familiari, provocando la conseguente perdita di posti di lavoro nonché la dispersione del patrimonio di conoscenze, know-how e capacità manuali, tradizioni, legami con il territorio, sia nella fase di gestione ordinaria così come in quella del passaggio generazionale.

I dati italiani* mostrano un quadro complessivo della situazione con una tendenza da parte dei capi azienda/famiglia a rimanere alla guida delle imprese fino ad una età mediamente più avanzata rispetto agli altri paesi, comportando un immobilismo in termini di ricambio generazionale. L’età media di chi guida le aziende è infatti aumentata notevolmente negli ultimi 11 anni: nel 2007 la media era di 53 anni, mentre di 60 anni nel 2018.

In secondo luogo, gli studi* evidenziano una elevata mortalità delle imprese familiari alla prova del passaggio generazionale, rispetto agli altri paesi europei. Delle circa 35.000 imprese familiari coinvolte ogni anno in un passaggio generazionale, mediamente solo il 30% circa di esse sopravvive con la seconda generazione, solo il 12% con la terza, ed un esiguo 3% continua ad operare oltre la quarta generazione. Come è stato già accennato nell’articolo precedente, la semplice intenzione di tramandare l’azienda alle future generazioni non è sufficiente a garantirne la longevità. Per tale motivo, più che di passaggio generazionale si dovrebbe parlare di affiancamento generazionale, ossia il passaggio dovrebbe essere graduale e accompagnato da un periodo di convivenza di diverse generazioni.

In terzo luogo, la tipologia di passaggio generazionale nettamente più diffusa in Italia prevede il mantenimento di proprietà e amministrazione in capo alla famiglia imprenditrice, mentre è assai meno frequente, diversamente dagli altri paesi, il ricorso a manager esterni (che invece generalmente assicura maggiori benefici in termini di competitività aziendale). Il 66% delle aziende familiari italiane ha un management composto da componenti della famiglia, contro poco più del 30% della media degli altri paesi europei.

  • Dunque, si evidenziano diverse soluzioni al fine di garantire un perfetto management delle aziende italiane a caratteristica “family business”:
    • garantire la continuità dell’azienda, attraverso una nuova leadership che assicuri una buona gestione imprenditoriale e produca risultati positivi; ad esempio, dividendosi i compiti in base a talenti e competenze (meglio se complementari); favorire una comunicazione frequente e trasparente; dare sempre la priorità al family business rispetto agli interessi personali;
    • creare il consiglio di famiglia, organismo utile a gestire al meglio gli interessi della famiglia in azienda; ove possibile, scrivere degli accordi di famiglia al fine di regolamentare e/o vincolare gli aspetti importanti;
    • Gli accordi di famiglia, d. Family Constitution, rappresentano una soluzione particolarmente efficiente nella gestione del passaggio generazionale, in quanto consente di disciplinare non solamente gli aspetti economico -patrimoniali, ma anche quelli relativi al capitale umano, etico e sociale che il fondatore desidera sia trasmesso alle generazioni future;
    • Altre soluzioni molto interessanti per governare la fase del passaggio generazionale sono rappresentante dalle: d. categorie speciali di azioni e dalle c.d. quote di s.r.l. con diritti particolari. Si tratta di strumenti che consentono di operare una distinzione tra i diritti concernenti l’amministrazione della società e quelli riguardanti la distribuzione di utili.

Fonti:

Articolo Euroconference: “Pianificazione patrimoniale: soluzioni e strumenti per evitare i
conflitti tra fratelli” di Angelo Ginex;

ricerca del Centro per il Family Business management della Libera Università di Bolzano

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